IO NON VOTO BERLUSCONI

Avevamo raggiunto i 1000 contatti in soli due giorni, e tantissimi post. Qualcuno però ha voluto censurarci (effetto dell'accesso libero) e ci ha cancellato il blog, noi lo abbiamo riaperto! Abbiamo trovato un modo per garantirci che nessun post venga cancellato. DOVETE ACCEDERE DA SPLINDER CON USER: NONVOTOBERLUSCONI2 e PW: NOBERLUSCONI2 una volta loggati sulla colonnina di destra troverete l'accesso a IONONVOTOBERLUSCONI. E potrete di nuovo postare quello che volete, provare a vincere un biglietto di treno per arcore per andare a dire a B. cosa davvero non sopportate di lui e avere l'attestato di antiberlusconiano doc. se sei su splinder puoi accedere senza passare per iononvotoberlusconi2. manda una mail a cultura@triciclisti.it , sarai invitato alla community del blog e potrai postare direttamente dal tuo accesso.

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venerdì, 30 maggio 2008

Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare. Federico Fellini

Postato da: solaria alle 13:29 | link | commenti |

domenica, 25 maggio 2008

DELIRIO!

Il ponte sullo stretto di Messina.
    Delirio.
Le centrali nucleari.
    Delirio.
L’esercito in Campania.
    Delirio.
I nuovi inceneritori.
    Delirio.
I condannati in Parlamento.
    Delirio.
Il 95% dei reati impuniti grazie alle leggi ad personam.
    Delirio.
Testa d’Asfalto presidente del Consiglio grazie alle concessioni televisive di Craxi.
    Delirio.
La legge elettorale porcata.
    Delirio.
Le elezioni politiche incostituzionali.
    Delirio.
La volontà popolare ignorata con la cancellazione dei referendum sulla legge elettorale, sul finanziamento pubblico ai partiti e sul NO al nucleare.
    Delirio.
L’Italia senza libera informazione, tra il Botswana e l’Iraq.
    Delirio.
Campania, Calabria e Sicilia in mano alle mafie.
    Delirio.
I roghi contro i campi Rom.
    Delirio.
Bassolino e Iervolino non si dimettono.
    Delirio.
Topo Gigio non li licenzia.
    Delirio.
Ignorata la sentenza della Corte di Giustizia Europea contro la legge Gasparri.
    Delirio.
Rete 4 ci costa 350.000 euro di multa ogni giorno dal primo gennaio 2006.
    Delirio.
Amanti, segretarie, avvocati di fiducia, portavoce e tirapiedi sono senatori e deputati.
    Delirio.
E’ assente solo il cavallo di Caligola.
    Delirio.
L’allargamento delle basi americane in Italia.
    Delirio.
Andreotti prescritto per mafia e senatore a vita.
    Delirio.
I miliardi di euro della Comunità Europea scomparsi per magia in Campania.
    Delirio.
La moratoria per gli ingressi dalla Romania applicata in quasi tutta Europa dal primo gennaio 2007, ma non in Italia.
    Delirio.
22.000 imprese italiane in Romania con i finanziamenti della Comunità Europea (le nostre tasse) e la disoccupazione in Italia.
    Delirio.
Il prezzo del petrolio sale, le bollette e la benzina aumentano, ma ENEL e ENI fanno più utili.
    Delirio.
Geronzi, plurinquisito, capo di Mediobanca.
    Delirio.
Scaroni
, condannato, capo dell’ENI.
    Delirio.
Sei milioni di precari.
    Delirio.
Lo sviluppo più basso e i costi dello Stato più alti d’Europa.
    Delirio.
350.000 firme per un Parlamento Pulito abbandonate nella cantina del Senato.
    Delirio.
1.636 miliardi di euro di debito pubblico e 70 miliardi di interesse ogni anno, pari a tre finanziarie.
    Delirio.
Emma Marcegaglia esperta di energia nucleare
e Rubbia in Spagna.
    Delirio.

Il Paese è entrato in un nuovo stato: il delirio.
“Uno stato di alterazione e confusione mentale, con agitazione motoria e allucinazioni, dovuto a accessi febbrili acuti e malattie mentali” (Il Nuovo Zingarelli).
L’Italia ha avuto la febbre per troppo tempo, adesso è seguito il delirio. Delirio vuol dire uscire dal solco. Noi abbiamo deragliato. La nave è in mano al cuoco di bordo e il capitano è profondamente addormentato sotto coperta. In democrazia il capitano è la volontà popolare.
Le fragoline di bosco vanno raccolte.
Ripeto: le fragoline di bosco vanno raccolte.

Da www.beppegrillo.it

Postato da: solaria alle 21:44 | link | commenti |

giovedì, 15 maggio 2008

APPELLO SUL CASO TRAVAGLIO-SCHIFANI



Io non ci sto.

Nei paesi democratici il ruolo dei giornalisti è proprio quello di osservare, verificare e poi raccontare. Si chiama "diritto di cronaca". E' uno dei diritti fondamentali su cui si fonda la democrazia. Si racconta se il politico tradisce la moglie, se in gioventù si faceva qualche spinello, se è stato in un centro di riabilitazione per etilisti, se ha truccato le carte per non andare in guerra. Per alcuni elettori queste informazioni sono importanti. C'è chi non ama essere rappresentato da un donnaiolo, e chi non vuole essere rappresentato da un pavido. È un loro diritto: ognuno deve poter scegliere da chi farsi rappresentare in base ai propri valori e  avendone tutte le informazioni necessarie.
Ai politici, in tutto il mondo libero, questo non piace, ma accettano. Sono le regole del gioco democratico, le uniche inventate finora, di meglio per ora non abbiamo. E queste regole hanno costretto alla dimissione presidenti degli Stati Uniti e ministri di vari governi.
Tocca al giudice appurare se il giornalista dice il falso.
Ora la domanda di attualità è: il giornalista Marco Travaglio ha raccontato un fatto vero che riguarda Renato Schifani o un fatto falso?
Schifani & Co, l'opposizione & Co e anche gli organismi "DI CONTROLLO" della Rai possono indignarsi quanto vogliono, ma l'unico strumento democratico che ha Schifani è ricorrere al giudice, incaricato in democrazia di valutare se Travaglio ha detto il vero o il falso.
Tutte le altre prese di posizione mirano solo a limitare la democrazia e la libertà di critica della stampa.


Firma anche tu. Invia una mail con nome, cognome, professione e città a:
amelia.beltramini@gmail.com
oppure

enzomarzo@gmail.com
PARERI, COMMENTI E ANCHE DOCUMENTAZIONE SUL PASSATO DI RENATO SCHIFANI E' PRESENTE NELLA NOSTRA RUBRICA FORUM

www.senzabavaglio.info 


www.criticaliberale.it


Postato da: solaria alle 19:22 | link | commenti |

domenica, 11 maggio 2008

Se il presidente del Senato è in odor di mafia...


Oggi Marco Travaglio ha ricevuto delle durissime critiche, sia dalla maggioranza che da quella che dovrebbe essere l'opposizione, per aver citato dei fatti su Renato Schifani, presidente del Senato.
 Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti.

Episodi che non possono essere cambiati o taciuti solo perché, da un giorno all’altro, una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato.
Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio. Questo, semmai, deve essere fatto dai politici quando si confrontano tra di loro.
Il cronista racconta come sono andati i fatti e paradossalmente vorrebbe dire che ogni qualvolta egli scrive o riporta la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore.

Riporto la "carta d'identità" tratta da "Se li conosci li eviti", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Peter Gomez e Marco Travaglio, dell'attuale Presidente del Senato.
Schifani Renato Giuseppe (FI)

Anagrafe: Nato a Palermo l'11 maggio 1950.

Curriculum: Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).

Segni particolari: Porta il suo nome, e quello del senatore dell'Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le "cinque alte cariche dello Stato" (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L'ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani "il principe del Foro del recupero crediti", anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell'imprenditore Benny D'Agostino condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta:

il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonio Mandalà con La Loggia. L'operazione avrebbe previsto l'assegnazione dell'incarico ad un loro progettista di fiducia, l'ingegner Guzzardo, e l'incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d'anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate.

Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.

fonte: http://www.antoniodipietro.it/

Postato da: solaria alle 21:48 | link | commenti (1) |