IO NON VOTO BERLUSCONI

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lunedì, 31 luglio 2006

Israele sta massacrando il popolo (sottolineo IL POPOLO) libanese e palestinese con continui attacchi terroristi. Da noi non arrivano che sparute immagini, e la censura per difendere uno "stato amico" è massima. Guardate e diffondete questo sito che riporta in tutta la sua crudezza quello che sta accadendo in Libano per mano del governo israeliano.
http://fromisraeltolebanon.info
E poi non chiediamoci perchè il mondo arabo ci odia...
Se quello che sta facendo Israele lo avesse fatto un qualsiasi altro stato "canaglia" (Siria, Iran, Corea ecc.) i bombardieri americani sarebbero già partiti da un pezzo. Adesso invece sono proprio gli yankee a vendere le armi (tra cui bombe a grappolo, al fosforo e quant'altro vietato dalle convenzioni internazionali) al "civile" Israele. Perchè israele ha il diritto di esistere e di difendersi, il Libano e la Palestina no!
 Questo NON E' GIUSTO!


Postato da: solaria alle 14:41 | link | commenti |

domenica, 30 luglio 2006

Human Rights Watch denuncia: Israele usa bombe a grappolo contro i civili


Una granata a grappolo da 155 mm. israeliana - © Human Rights Watch 2006
Israele usa bombe a grappolo in zone densamente popolate e questo costituisce una violazione del diritto internazionale bellico. Lo sostiene Human Rights Watch, organizzazione statunitense ben nota per le sue battaglie a favore dei diritti dell´uomo.

A conferma delle sue affermazioni, Hrw pubblica sul suo sito foto di una postazione di artiglieria israeliana e dettagli delle granate, con scritte che indicano chiaramente la natura delle munizioni.

Le foto mostrano granate di artiglieria da 155 mm del tipo M483A1 DPICM (Dual Purpose Improved Conventional Munition) che sono sparate dai semoventi di artiglieria M109 di produzione statunitense. Le munizioni contengono 88 sub-munizioni, piccole granate che si disperdono sopra l´obiettivo moltiplicando il raggio d´azione della granata. Con due conseguenze: la dispersione delle sub-munizioni rende queste armi molto imprecise e possono dunque facilmente coinvolgere civili che si trovano anche a parecchie centinaia di metri dal bersaglio, le munizioni inesplose che si disperdono sul terreno (e le granate M483A1 hanno, secondo Hrw, un tasso di malfunzionamento del 14 per cento) si trasformano in micidiali campi minati antiuomo che possono durare mesi e anni. Le mine antiuomo, come è noto, sono state messe al bando da un trattato internazionale del 1997 Ma gli Stati Uniti e Israele sono tra i pochissimi Stati che hanno sempre rifiutato di sottoscriverlo. E c´è una forte campagna nel mondo perché si arrivi presto anche al bando delle bombe a grappolo. Alcuni Paesi, come il Belgio e la Norvegia, hanno già annunciato misure unilaterali di rinuncia a questo tipo di munizioni. «Riteniamo che le munizioni cluster siano armi indiscriminate che violano il diritto umanitario internazionale, anche perché l´ampio raggio di dispersione delle sub-munizioni rende impossibile evitare vittime civili quando vengono utilizzate nei centri abitati come ha fatto Israele in Libano» scrive Annalisa Formiconi Presidente della Campagna Italiana Contro le Mine in un appello dell´organizzazione perché si fermi l´uso di queste armi da parte di Israele. La Campagna italiana contro le mine aderisce alla Cluster Munitions Coalition

Secondo Human Rights Watch il 19 luglio villaggio libanese di Blida è stato sottoposto ad un bombardamento israeliano con granate del tipo a grappolo. Testimoni hanno precisamente descritto l´apertura delle granate e la successiva fuoriuscita delle submunizioni. Il bombardamento ha provocato la morte della sessantenne Maryam Ibrahim mentre si trovava in casa. Almeno due submunizioni sono penetrate nella cantina dove si era rifugiata una famiglia ferendo dodici civili tra cui sette bambini. Il capo famiglia, Ahmed Ali, un tassista di 45 anni, ha perso entrambe le gambe a causa delle submunizioni.

Secondo la stessa Hrw, l´uso di munizioni a grappolo durante la guerra irachena nel marzo – aprile 2003, ha provocato oltre mille vittime tra la popolazione civile e circa un quarto delle 500 perdite civili causate dai bombardamenti Nato sulla Yugoslavia nel 1999 sono state sovute all´uso di queste armi.
fonte www.unita.it

Postato da: solaria alle 12:08 | link | commenti |

martedì, 25 luglio 2006

11 settembre 2001: rompere il muro del silenzio

L'11 settembre del 2001 ha cambiato il corso della storia e ha modificato l'intero quadro mondiale. A seguito del tragico e spettacolare attentato, in cui hanno perso la vita circa tremila persone innocenti, gran parte delle certezze occidentali sono andate in frantumi. Ne è seguita un'offensiva statunitense che ha già prodotto due guerre e ha modificato non solo la geopolitica di intere aree del pianeta, ma tutti i rapporti di forza consolidati nei decenni precedenti.

Sebbene i responsabili dell'attacco siano stati additati al mondo con singolare rapidità, una spiegazione complessiva degli avvenimenti dell'11 settembre, e della loro preparazione, ha impiegato oltre tre anni per venire formulata da una commissione d'inchiesta del Congresso degli Stati Uniti. Un solo, presunto responsabile, è stato giudicato da un regolare tribunale e condannato all'ergastolo.

Tuttavia dopo un'analisi attenta si evince che la versione ufficiale è non solo lacunosa in decine di punti essenziali, ma in altre decine di punti essa è dimostrabilmente falsa.

La falsità, le reticenze e le palesi incongruenze della ricostruzione ufficiale, sollevano altri, pesantissimi interrogativi. Non vi è bisogno di mentire quando la verità è chiara. Dunque, se i poteri mentono, ciò significa che vogliono impedire l'emergere della verità. E la menzogna indica che i presunti kamikaze non hanno agito da soli e che essi hanno avuto potenti alleati a diversi livelli dell'establishment statunitense, nelle stesse strutture difensive, nelle istituzioni preposte alla difesa della sicurezza del paese.

I media – a cominciare da quelli statunitensi – hanno, salvo rarissime eccezioni, seguito l'interpretazione ufficiale, e negli anni successivi hanno lasciato cadere la cortina del silenzio assoluto. Essi hanno applicato la legge del giornalismo contemporaneo, secondo cui “ciò che non dovrebbe essere vero, non lo è” (Gore Vidal). Noi non accettiamo questo criterio.

L'eccezionale rilevanza dell'evento 11 di settembre, e delle sue ripercussioni planetarie , appare del tutto incompatibile con tali e tante omissioni, distrazioni, dimenticanze, silenzi. La tesi dell'inefficienza, delle incompetenze, non regge alla più elementare delle verifiche. Tanto da indurre il sospetto che vi sia stata e vi sia tuttora una deliberata intenzione di impedire l'accertamento della verità.

Di fronte a tante inspiegabili stranezze che circondano un evento cruciale per la nostra storia comune, è doveroso porre domande e cercare risposte. Molti hanno già cercato di farlo in questi anni e una enorme mole di fatti, di dati, di analisi, di immagini è già stata raccolta e posta sotto il vaglio rigoroso delle verifiche. Esse confermano tutti i sospetti.

Noi intendiamo portare il nostro contributo a questo lavoro, consapevoli che la pace e la democrazia corrano gravi pericoli fino a che non si riuscirà a fare luce sulle responsabilità e sulle stesse modalità con cui gli attentati terroristici del 11 settembre furono compiuti.

E' stato scritto autorevolmente che la verità sull'11 settembre non la saprà questa generazione. Noi non possiamo pretendere di sostituirci agl'investigatori che hanno svolto la loro opera a partire dai dati primari raccolti sui luoghi e ascoltati dai testimoni diretti. Ma i materiali che essi stessi hanno prodotto rivelano falsità ed errori che possono essere dimostrati.

Nostro compito non potrà dunque essere quello di ricostruire integralmente la verità dei fatti, ma quello di verificare se, dove, come le ricostruzioni fin qui tentate (quelle ufficiali e quelle di studiosi, giornalisti, ricercatori, esperti, esponenti dei servizi segreti) siano coerenti con i fatti accertati e con le deduzioni praticabili in termini scientificamente e logicamente corretti. Solo dopo avere evidenziato l'errore si cercherà di procedere oltre nella ricerca delle possibili spiegazioni.

La gigantesca opera di raccolta dati e di analisi impone un lavoro di gruppo. Noi intendiamo portare avanti una ricerca collettiva, il cui obiettivo sarà di produrre una serie di iniziative informative multimediali, capaci di raggiungere in primo luogo il pubblico specialistico e i giornalisti. Una serie di verifiche preliminari ci consente di affermare che il livello d'informazione attorno a questo evento e alle sue implicazioni è estremamente basso perfino ai livelli delle decisioni politiche e dei luoghi dove l'informazione viene elaborata.

Siamo consapevoli che toccare questo argomento significa esporsi al rischio (minore) di vedersi inclusi nella categoria dei visionari, dei complottisti, dei dietrologi. E al rischio (maggiore) di essere sottoposti all'attacco (prevedibile) del mainstream informativo, cioè di coloro che hanno finora taciuto. Per questa ragione abbiamo coinvolto e coinvolgeremo un gran numero di specialisti di provata competenza nei diversi campi dell'indagine. Essi daranno le garanzie sufficienti per evitare rischi di manipolazione e di interpretazione malevola e partigiana del lavoro che stiamo compiendo.

Noi siamo consapevoli del fatto che le valutazioni sulla ampiezza delle complicità più o meno ufficiali possono essere assai diverse, ma siamo accumunati dalla convinzione della necessità di una investigazione indipendente, resa indispensabile dall'enorme vastità delle implicazioni. In nome delle vittime prima di tutto, ma anche per difendere la pace mondiale e la nostra stessa vita di cittadini, i cui diritti civili e umani sono stati, a partire dall'11 settembre, già seriamente minati, così come sono state lesionate le fondamentali regole della convivenza internazionale.

Chiunque condivida queste preoccupazioni sottoscriva questo manifesto, “per rompere il muro del silenzio” cliccando QUI

Leggi la lettera di Giulietto Chiesa ai firmatari del manifesto

Postato da: solaria alle 12:53 | link | commenti |

lunedì, 24 luglio 2006

NO ALL’AGGRESSIONE MILITARE ISRAELIANA CONTRO I POPOLI PALESTINESE E LIBANESE
IL PREMIER ISRAELIANO EHUD OLMERT E’ PERSONA NON GRADITA IN ITALIA

La mozione presentata e letta all’assemblea degli autoconvocati del 15 luglio scorso a Roma, in cui si chiede l’abrogazione dell’accordo di cooperazione militare tra Italia ed Israele e l’adozione di sanzioni diplomatiche e commerciali verso Israele ha lanciato un appello alla mobilitazione per il 27 luglio, giorno della visita del capo del governo di Tel Aviv Olmert. Di fronte all’escalation israeliana in Medio Oriente il documento sta raccogliendo adesioni in tutta Italia.

Sentiamo la necessità di una risposta forte e immediata all’ennesima aggressione israeliana e in solidarietà ai popoli palestinese e libanese e alla loro resistenza all’occupazione militare il cui carattere criminale è sempre più evidente: il 90% dei morti provocati dai bombardamenti israeliani sono civili, donne, bambini.
GIOVEDI' 27 LUGLIO 2006
CORTEO A ROMA
ore 17,30 P.zza Della Repubblica

Postato da: solaria alle 13:50 | link | commenti |

domenica, 16 luglio 2006

APPELLO PER UNA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUI FATTI DEL G8 DI GENOVA

In Italia, nel luglio del 2001, abbiamo vissuto quella che Amnesty International ha definito "la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale".
Quella ferita, inferta così violentemente il 20 e 21 luglio, ha lasciato un'ennesima macchia di sangue nelle pagine della storia del nostro paese, il sangue di migliaia di giovani umiliati, malmenati e torturati da coloro che sarebbero stati addetti a preservarne la sicurezza; la vita rubata al giovane Carlo Giuliani, vittima sacrificale di una mattanza indistinta.
La ferita dei giorni di Genova è rimasta aperta e dolorante nelle coscienze di tanti italiani e italiane che ancora s'interrogano sulle responsabilità politiche e materiali di quei gravi fatti, di chi si chiede come mai a cinque anni di distanza ancora non si sia fatta chiarezza sulla linea di comando, sulle inadempienze, sugli abusi di potere, sugli occultamenti di prove o sulla loro invenzione.
Subito dopo quegli avvenimenti fu istituita una Commissione di indagine conoscitiva bicamerale dotata di poteri d'indagine limitati. La natura stessa della Commisione, nonché il breve tempo in cui si svolsero i lavori (conclusi il 20 settembre 2001) denotano la volontà del governo di centrodestra di chiudere velocemente la faccenda, auto-assolvendosi agli occhi del Paese. Tale Commissione ha conseguentemente prodotto solo una sommaria e lacunosa ricostruzione dei fatti accaduti a Genova, senza arrivare ad una ricostruzione puntuale degli avvenimenti.
Anche i successivi eventi processuali (a cominciare dalla archiviazione dell'omicidio di Carlo Giuliani) sono risultati viziati dalla stessa logica: chiudere la "pratica Genova" nel più breve tempo possibile. Si sono dunque banalizzati i fatti, riconducendoli ad una logica di "manifestanti violenti" contrapposti a "sporadici eccessi delle forze dell'ordine". Tutto questo col risultato di non poter vedere la precisa linea di repressione del dissenso di cui Genova ha costituito l'episodio più grave, seguito da altri meno noti ma non per questo meno inquietanti. Seguendo il solco ideale del disinteresse tracciato dalla Commissione parlamentare, possiamo leggere non solo le vicende processuali, ma anche la grave distrazione dei maggiori media italiani, che stanno lasciando scivolare i processi in corso per i fatti di Genova nella più completa apatia.
Se il nuovo governo vuole imprimere una svolta democratica al nostro paese, da qui deve cominciare, perché non può esserci futuro democratico laddove una macchia così grave viene lasciata alle spalle, perché non può esservi saldezza di diritti in un paese in cui rimangono troppi dubbi sull'omicidio di un giovane ad una manifestazione.
Il giorno dell'insediamento del nuovo governo è stato ripresentato al Senato un disegno di legge sostenuto da 60 senatori e senatrici che prevede l'istituzione di una commissione d'inchiesta sui giorni del G8 che abbia gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria, che possa cioè utilizzare tutti gli strumenti utili ad acquisire informazioni necessarie al raggiungimento della verità. Analoga iniziativa è in corso alla Camera dei deputati, con la possibilità quindi di ottenere una Commissione bicamerale, che avrebbe ancora più peso politico. E' urgente che questo disegno di legge venga discusso al più presto dal Parlamento per essere approvato e l'inchiesta possa rapidamente partire.
E' necessario che tutti e tutte coloro che in questi anni hanno condiviso la lotta per ottenere verità e giustizia si impegnino a far si che ciò avvenga. Bisogna insistere affinché ogni parlamentare si senta in dovere di assolvere una richiesta forte proveniente dal paese: nessuna lungaggine burocratica, nessun ostacolo dovrà frapporsi questa volta all'istituzione di un organismo, realmente aperto all'ascolto di tutti i soggetti che hanno faticosamente lavorato in questi anni alla ricostruzione dei fatti, e che possa dunque far luce sul black out di civiltà che ha investito il nostro paese nel luglio del 2001.
Chiediamo a tutti e tutte di impegnarsi attivamente affinché si possa finalmente in questo Paese, almeno su questa vicenda, restituire alle parole verità e giustizia il loro significato.

PER ADESIONI SCRIVERE A:
commissioneg8@yahoo.it

AIUTACI A DIFFONDERE L'APPELLO E A FARLO FIRMARE!
Scarica l'appello: http://www.piazzacarlogiuliani.org/carlo/include/dox/appello.doc

Postato da: solaria alle 13:11 | link | commenti |