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Coscienze sporche… di sangue.
Hanno ucciso Enzo Baldoni.
In fondo perché scandalizzarsi tanto? Laggiù, iraq, muoiono ogni giorno decine, a volte centinaia di persone innocenti, civili, iraqeni e non, che magari hanno avuto la sola colpa di attraversare una strada nello stesso momento in cui passava un auto-bomba; o perché hanno deciso di partecipare a una manifestazione (nel "nuovo" e democratico iraq dovrebbe essere cosa normale) nello stesso momento in cui qualcuno (americani? terroristi? poliziotti iraqeni?) ha tirato con la mitragliatrice sulla folla. Nel paese trasformato da una guerra assurda in un pantano di caos, cosa vuoi che sia una vita in meno? Cosa vuoi che sia un assassinio in più?
Eppure per Baldoni dispiace mille volte di più, perché lo sentiamo come un paradosso, un'assurdità, un crimine non solo contro una persona innocente, ma contro una persona che lavorava per una testata (DIARIO, se passate in edicola compratelo) che da sempre si era opposta a questa guerra; una persona che era andata in iraq per far vedere al mondo come stanno oggi gli iraqeni, non certo meglio di ieri, e quindi faceva un servizio prima di tutto a loro, a quel popolo preso in giro e ridicolizzato dalle televisioni occidentali di mezzo mondo che lo mostrano come arretrato, integralista e nostalgico di Saddam. Lo ha detto anche il ministro di plastica Frattini, forse l'unica cosa sensata che gli sia uscita di bocca da anni.
Baldoni non sarà l'ultimo a morire laggiù, ci sono altre centinaia di persone in fila di attesa. A cominciare dai nostri carabinieri in missione di pace (in tempo e terra di guerra però), per passare ai marines, alle truppe polacche, inglesi e ai soldati regolari del neonato governo fantoccio iraqeno, per finire con i civili inermi che come sempre pagano le scelte di potenti pazzoidi eletti da civili elettorati lobotomizzati da telegiornali di regime e dai reality-show. Non sarà l'ultimo dunque, ma puerilmente ci viene da sperare che lo sia.
Speriamo che sia l'ultimo morto, perlomeno italiano, sulla coscienza di questo governo e di berlusconi in particolar modo, che pur di far bella figura con l'amico bush (150 milioni di euro di regali personali gli ha fatto!) ha mandato a morire i nostri soldati e ha messo in pericolo di vita i tanti giornalisti (e operai, e guardie del corpo, e medici, e infermieri) che vengono visti con odio dalla popolazione locale, e ancor più dai terroristi, perché figli di un paese che appoggia senza condizioni la politica di guerra americana. Probabilmente la guerra si sarebbe fatta lo stesso, anche se l'italia avesse detto di NO e non avesse inviato truppe in iraq. Ma almeno il nostro governo, il governo del paese in cui viviamo, adesso avrebbe la coscienza a posto. E invece no: un morto in più sulle loro coscienze in doppiopetto.
Ieri, in america, il padre di un marines ventenne ha dato fuoco al furgone dei militari che erano andati ad annunciargli la morte del figlio in iraq. Guardate lo sguardo del figlio di Baldoni che sta accanto, in silenzio, alla sorella mentre legge la richiesta di liberazione del padre. E' truce, cupo, pieno di rabbia, come se sapesse che sarà tutto inutile, che suo padre verrà ucciso. La stessa rabbia impotente di quel padre americano. Tutto il mondo è paese, nel dolore.
Concludo con una nota polemica: il vice presidente del consiglio fini aveva proposto una medaglia al valore per il mercenario italiano ucciso in iraq, perché era morto con onore, da vero italiano. Chissà se proporrà la stessa cosa per Baldoni che non era nero, che non era andato là per uccidere a pagamento, che forse non è morto da patriottico italiano ma solo da povero cane calpestato dai cingolati della follia messa in moto da una guerra assurda e, al momento, senza via d'uscita.
Liberta'.
New York. Vietata l'affissione di un grande manifesto pacifista a Times Square ("La democrazia s'insegna con l'esempio, non
con con la guerra") con la motivazione che "offende la morale comune".
... penso che ogni commento sia superfluo.
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